martedì 28 ottobre 2014

LASAGNEEEEEE

di Vittoria

Oggi, Ieri e l’altro ieri….. un intero mese di lasagne. E la famiglia ringrazia!



Questo mese la sfida dell’MT Challenge ci ha portato a casa di Sabrina, di Les madeleines di Proust  che ci propone una ricetta splendida di lasagne classiche, quelle della sua mamma che l’ha supportata con entusiasmo.
Ecco le sue parole affettuosissime:
“Mamma mi stava aspettando, pronta per affiancarmi in questa avventura e insegnarmi i suoi trucchi per preparare la lasagna più morbida vellutata, saporita e succosa che si possa immaginare”

Ma che piatto spettacolare! andate a studiare il suo bellissimo post che sprizza amore da tutte le righe!

Le lasagne sono un piatto del cuore.
Un piatto che vuole tempo e lavoro per prepararlo.
Un piatto che si fa per le persone care,
Cucinando un componente dopo l’altro con lunghe cotture
Assemblando poi tutte le parti in un sapore unico da servire ai nostri cari.

A Genova sono piatto tradizionale per il giorno dell’Epifania, che qui viene chiamato Pasquetta, mentre il lunedì di Pasqua qui si chiama Lunedì dell’Angelo. Strano eh….
La mia è una famiglia numerosa e unita, ma stranamente le lasagne non sono mai state un piatto di casa.
Nessuna festa le prevedeva da noi, nessuno le faceva mai, ne le nonne, ne la mamma. Insomma per me le lasagne sono un piatto “estraneo”…… però mi piacciono tantissimo, in tutti i modi.

Non avendo una tradizione di famiglia come prima proposta ho voluto provare proprio la ricetta di Sabrina e ne sono rimasta conquistata. Classicissima lasagna verde al ragù. La sua, con tutti i consigli la trovate QUI

LASAGNE VERDI AL RAGU’ DELLA SABRI

PER IL RAGU’
1 cipolla piccola, 1 carota piccola, ½ gambo di sedano tutto tritato
100 g pancetta fresca tritata (non l’ho trovata fresca, ho usato quella conservata)
300 g di lonza di maiale, manzo e vitello tritati
400 g di passata di pomodoro (io ho usato la mia fatta a settembre)
2 cucchiai di concentrato di pomodoro (io quello siciliano)
Sale, noce moscata, basilico qualche foglia (dimenticato)
Olio extravergine di oliva
2 bicchieri di Sangiovese (non l’avevo, ho usato la barbera)
1 pizzico di zucchero (io no)


In un tegame di coccio soffriggere gli aromi con la pancetta, con 4 cucchiai di olio. Unire la carne e cuocerla a fuoco vivo mescolando finchè non ha perso tutta l’acqua e comincia a friggere. Bagnare con il vino e fare evaporare. Aggiungere il pomodoro e il concentrato, gli aromi e un pizzico di zucchero (io non l’ho aggiunto perché la passata fatta da noi ha poca acidità). Salare, abbassare la fiamma, coprire parzialmente e cuocere due ore (anche tre) mescolando ogni tanto. Deve sobbollire piano. Non deve restare troppo asciutto, ma bello sugoso.


LA PASTA VERDE
Sempre ricetta di Sabrina

200 g di farina 0 di grano tenero
100 g di semola rimacinata di grano duro
40 g di spinaci (pesati cotti e strizzati benissimo)
3 uova medie


Mescolare le farine, versarle sulla spianatoia (o in una ciotola) a fontana, mettere in mezzo le uova e gli spinaci (lavati, cotti a vapore, strizzatissimi e tritati a coltello)
Lavorare bene l’impasto, prima con una forchetta e poi con le mani, finchè gli spinaci non sono perfettamente incorporati e la pasta è bella liscia. Se è troppo morbido aggiungere un poco di farina mentre si impasta. Fare riposare sotto una ciotola almeno mezz’ora.
Riprendere l’impasto e stenderlo sottile con il mattarello. Per i consigli di lavorazione vi riporto proprio le parole di Sabrina: “Impugnare il matterello tenendo le mani vicine e facendo pressione con il pollice e il palmo appena sotto. Partire dal cento e ruotare spesso la sfoglia. Man mano che cresce la ruoto arrotolandola sul matterello. I fianchi devo ondeggiare. Per farla tonda, far scorrere le mani su e giù per il matterello”
Tagliate le lasagne e lasciatele asciugare un poco, coperte da un canovaccio.



LA BESCIAMELLA
1,5 lt di latte intero (io latte crudo di giornata)
120 g di burro
150 g di farina 0
Noce moscata



Fate sciogliere il burro, mescolate la farina fino ad avere un composto liscio, poi stemperate con il latte caldo poco a poco. Rimettete sul fuoco e fate addensare mescolando. Alla fine aggiungete la noce moscata.








COMPOSIZIONE
lasagne verdi
ragù
besciamella
150 g Parmigiano reggiano 24 mesi grattugiato




Mettere a bollire abbondante acqua salata in una pentola bassa e larga
preparare una ciotola con acqua gelata e un colapasta.






Cuocere i rettangoli di pasta pochi per volta, buttarli nell’acqua gelata e poi scolarli.






Quando sono tutti cotti procedere con il montaggio del piatto.
Stendere qualche cucchiaio di ragù e besciamella sul fondo della pirofila.
Stendere le lasagne a strati alternandole con besciamella, ragù e qualche manciata di parmigiano, fino a riempire la pirofila, circa tre o quattro strati. Terminare con besciamella ragù e parmigiano.



Cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 20 minuti o fino a gratinatura.
Fare riposare almeno 5 minuti prima di servire.





E dopo avere provato la ricetta classica di Sabrina ho voluto proporre una lasagna che racchiude sapori e tradizioni culinarie liguri.
Come seconda ricetta ho voluto proporvi una pasta speciale, semintegrale che qui da noi si chiama “avvantaggiata”
Il vantaggio consisteva nel fatto che fosse meno raffinata e quindi più economica.
E’ una pasta abbastanza rustica e saporita che ho abbinato al baccalà cotto nel latte per smorzarne l’aggressività dominante e al cavolo, anzi tre tipi di cavolo: Il cavolo nero molto usato in liguria, il cavolo cinese croccante e di gusto delicato e i piccoli bok-choi, sempre cavoli orientali molto delicati.

LASAGNE DEL CAVOLO AL BACCALA’




IL  BACCALA' E LA SALSA


1 filettone di baccalà, circa 500 g
1 lt di latte più un bicchiere circa
1 carota
1 cipolla
½ finocchio
80 g burro
80 g farina 0
pepe
olio extravergine di oliva


Sistemare in una teglia a bordi alti il filetto di baccalà appoggiandolo sulla pelle, aggiungere un filo di olio extravergine, le verdure pulite e tagliate a pezzetti e il latte e cuocere in forno a 200 gradi finchè non è morbido. Assaggiare ed eventualmente salare (il baccalà in genere è parecchio salato)
Fare raffreddare, spinare spellare, spezzettare e conservare da parte.
Frullare il fondo di cottura e aggiungere altro latte per ottenere 1 litro.
Sciogliere il burro a fuoco dolce, stemperare la farina in modo che non faccia grumi, poi aggiungere il fondo frullato mescolando bene. Mettere al fuoco e cuocere mescolando finchè non addensa.
Regolare sale e pepe e fare raffreddare.


I TRE CAVOLI
½ cavolo cinese
2 bok-Choi
1 mazzo di cavolo nero
Olio
Aglio
peperoncino

Pulire il cavolo nero eliminando le coste dure, lavare bene, sgrondare, tagliare a striscette.
Lavare bene in acqua abbondante il cavolo cinese, scolarlo bene  affettarlo.
Lavare i Bok-Choi, eliminare la base e affettarli fini.
Saltarli separatamente in padella con olio aglio e peperoncino e fare raffreddare. Far evaporare l'eccesso di acqua di vegetazione, ma non cuocere troppo. Eliminare aglio e peperoncino.




LA PASTA AVVANTAGGIATA

100 g di semola rimacinata
150 di farina 0
50 di farina integrale
3 uova

Impastare tutto fino ad ottenere un impasto liscio. Fare riposare mezz’ora coperto, poi stendere sottile con il mattarello. Tagliare le lasagne e fare asciugare coperte.





COMPOSIZIONE
Lasagne avvantaggiate
Salsa fondo di baccalà
Tre cavoli spadellati
Baccalà al latte a pezzetti

Cuocere le lasagne in acqua bollente, bloccare la cottura in acqua fredda, scolarle e stenderle in teglia alternate alla salsa, ai tre cavoli (uno diverso per ogni strato) e ai pezzetti di baccalà.
Terminare con la salsa.
Infornare a 200 gradi per 30 minuti. Lasciare riposare 10 minuti fuori dal forno prima di servire





La terza ricetta che ho voluto provare è tutta di sapori autunnali, sa di montagna ligure dove le castagne sono state per tanto tempo una ricchezza dei nostri boschi che ha salvato tanti dalla fame, i funghi un tesoro di sapore da cercare con attenzione e conservare preziosamente e le zucche erano coltivate ovunque.


LASAGNE DI CASTAGNE CON FUNGHI E CREMA DI ZUCCA




PASTA DI CASTAGNE

100 g di semola rimacinata di grano duro
100 g di farina 0
100 g di farina di castagne
3 uova

Impastare tutto, fare riposare mezz’ora coperto, tirare sottile ma non troppo al mattarello, tagliare i rettangoli e fare asciugare fra due canovacci.





CREMA DI ZUCCA
500 g di zucca affettata e cotta in forno con olio e sale (Io ho usato la zucca lunga)
600 g di besciamella (500 ml latte, 50 g di burro, 50 g di farina 0, sale, pepe)

Frullare la zucca cotta (levare la buccia) e mescolare alla besciamella che risulterà di un bel colore arancione





I FUNGHI
500 g di porcini puliti e tagliati a dadini (tenere separati gambi e teste)
olio extravergine di oliva
2 spicchi di aglio
2 foglie di alloro

Saltare in padella con olio sale alloro e aglio. Prima cuocere i gambi a dadini, dopo 5 minuti aggiungere i dadini delle teste.



COMPOSIZIONE
Lasagne alle castagne
Crema di zucca
Porcini trifolati
Caciottina della Val di Vara

Cuocere le lasagne, raffreddarle fermando la cottura, scolarle bene e disporle in una pirofila a strati con salsa, funghi e fettine di caciottina. Terminare con il formaggio.
Gratinare in forno a 180 gradi per mezz’ora e fare riposare 10 minuti prima di servire.


Queste tre ricette partecipano all'MTChallenge di Ottobre

Non so se sarò in gara perchè la connessione ha fatto i capricci; comunque mi sono divertita un sacco in questa gara ...e mi sono trimaste indietro alcune ideuzze......
Grazie Sabrina per questa sfida avvincente e grazie Alessandra per questo divertimento/arricchimento quotidiano.
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sabato 25 ottobre 2014

Lasagne al cacao, zucca e noci

Per me ottobre è il mese delle foglie gialle, delle giornate ventose, del piumone di nuovo sul letto e delle zucche!
E appena ho visto che il tema della sfida del MTC di questo mese proposto da Sabrina era la lasagna al forno avevo già deciso che in qualche modo la zucca ci sarebbe entrata!!!
Infatti quando ho letto nelle regole che potevo sostituire la besciamella con una vellutata....taaaacc...ecco che ti faccio la vellutata di zucca!
Poi il resto è venuto a "sentimento".... il cacao per la sfoglia mi intrigava per via del tocco amarognolo che poteva contrastare con la dolcezza della zucca e poi la ricotta di capra che io e i ragazzi amiamo e troviamo ottima da un contadino qui in zona.... e poi noci, altro frutto autunnale.
Insomma.... è venuta così e a me il risultato è piaciuto molto!



Lasagne al cacao, zucca e noci - Paola
Ingredienti per la pasta:
170 gr di farina di grano tenero
100 gr di semola di grano duro
30 gr di cacao amaro
3 uova

Per la vellutata di zucca:
400 gr di zucca pulita
1 patata media
300 ml di latte
150 gr di formaggio LeGruyere a dadini
1 cucchiaino di spezie (zenzero, curry e noci moscate)
sale e pepe

Per il ripieno:
500 gr di ricotta di capra
100 gr di noci tritate grossolanamente
pepe
sale
qualche cucchiaio di latte


Preparo la pasta per le lasagne mescolando le farine, il cacao e le uova. Lavoro l'impasto fino ad ottenere una palla liscia e omogenea. Quindi avvolgo in un tovagliolo e lascio riposare per mezz'ora.
Intanto taglio la zucca e la patata a dadini e le metto a cuocere nel latte a fuoco lento. Quando sono morbide le frullo col frullatore ad immersione, aggiusto di sale, aggiungo le spezie e il pepe e alla fine il formaggio. Mescolo x sciogliere il formaggio e amalgamare e poi spengo e faccio raffreddare.
Preparo anche il ripieno a base di ricotta: verso la ricotta in una ciotola e la schiaccio con una forchetta aggiungendo qualche cucchiaio di latte per ottenere una crema; aggiungo sale e pepe e le noci tritate grossolanamente.

Faccio scaldare quindi una pentola di acqua salata in cui farò sbollentare le sfoglie di lasagna. Preparo anche una ciotola con acqua fredda.
Stendo la pasta al cacao col mattarello cercando di tirarla il più possibile sottile. Io sono riuscita ad ottenere 7 rettangoli della grandezza della teglia che avevo deciso di utilizzare.
Sbollento quindi le sfoglie, le passo nella ciotola di acqua fredda e le scolo e metto ad asciugare su un canovaccio di cotone.
Ora assemblo la lasagna....
Nella teglia ho versato un paio di cucchiai di velluata, quindi appoggiato il primo strato di sfoglia al cacao sopra al quale ho spalmato uno strato di ricotta e noci. Altro strato di sfoglia e cospargo di vellutata di zucca e una bella spolverata di parmigiano. Altra sfoglia, ricotta e noci, sfoglia, velluata e formaggio e così via fino a esaurire tutti gli strati di sfoglia.
Infornato a 180 gradi per 20 minuti.
Buon appetito


E con questa ricetta partecipo alla sfida MTC del mese di Ottobre

Paola


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giovedì 23 ottobre 2014

Una torta vintage - Torta ai pistacchi

di Miriam

L'Enciclopedia Internazionale della Cucina Curcio, quella che si comprava in fascicoli (prima edizione 1976, pag. 3475), insieme al Manuale di Nonna Papera, fu la fonte primaria di studio culinario da parte della scrivente, all'epoca felice novenne. Le foto erano bellissime, i piatti curiosi e grazie all'impronta internazionale, imparai anche che esisteva la paella spagnola, moussakà greca, i petit fours francesi ecc.
Certo è che col senno di poi certe ricette hanno dell'assurdo nella loro realizzazione (tipo cuocere una torta a 250 gradi) oppure negli ingredienti (margarina come se piovesse): ma il fascino della Enciclopedia resta intatto. Quindi passiamo senza indugi alla illustrazione della torta già nella sua ricetta originale in corsivo e le modifiche apportate nonché le mie osservazioni, in stampatello.
Il commento per questa torta era: delicata sia nella pasta ricchissima di burro, sia nel ripieno a base di albumi montati, pistacchi, mandorle e profumo d'acqua di rose, alla fine si arricchisce ancora di una copertura alle nocciole e pistacchi




La torta è davvero buona con un buon sapore di pistacchio.
Per la pasta:
360 gr. di farina (400 gr. di farina)
160 gr. di zucchero ( 150 gr. di zucchero)
una buona presa di sale
2 uova (2 tuorli)
240 gr. di burro o margarina (200 gr. burro)
farina per stendere

Fate sulla farina posta in una spianatoia un incavo nel mezzo e mettetevi dentro lo zucchero, il sale e le uova. Distribuitevi attorno il burro o la margarina a fiocchetti e impastate tutto velocemente con le mani tutti gli ingredienti formando una palla che lasciate riposare per mezz'ora nel frigo.
Stendete sulla spianatoia la farina e ricavate una sfoglia sottilissima con la quale rivestirete due stampi per torte di diametro 24 con attorno un bordo di due cm. Cuocete gli strati di pasta per 15 minuti a 240 gradi.
Io non ho proceduto manualmente ma ho semplicemente preparato la frolla con la planetaria. Ho seguito il tempo di riposo per due ore e  poi ho preparato due sfoglie di frolla con una delle quali ho foderato una teglia per crostata dal diametro di 20 cm e ho mantenuto il bordo di tre circa. L'altra sfoglia al momento la lasciamo in frigo e ho proceduto con il ripieno

Per il ripieno
125 gr. di pistacchi  (150 gr. di pistacchi)
125 gr. di mandorle (150 gr. di mandorle)
4 albumi (2 albumi)
200 gr. di zucchero (100 gr.)
la buccia grattugiata di mezzo limone (omessa)
due cucchiai di acqua di rose oppure un cucchiaio di rum (un cucchiaio di rosolio alle rose)

Macinare o frullare i pistacchi pelati. Montare le chiare a neve e aggiungere gradatamente tutti gli ingredienti mescolando accuratamente. Spalmare il composto su uno strato di pasta già cotto e ricopritelo con l'altro disco. Infornare a 200 gradi e cuocere a questa temperatura per altri 15 minuti.
Ho preparato il ripieno come descritto ma qui ho portato la variazione di preparazione più importante.
Tutto questo procedimento mi sembrava complesso e allora ho versato sulla teglia foderata di frolla il ripieno ed ho poi ricoperto con l'altra sfoglia (che ho in parte ritagliato con lo stampo a cuore) il ripieno, rifinendone e sigillandone i bordi.
Poi ho messo in forno caldo a 180 gradi ed ho cotto la torta per 40 minuti.

Per decorare
150 gr. di copertura di nocciole (ho usato la crema gianduia Venchi all'olio d'oliva, ma si può optare per la più nota Nutella, o La Crema Novi e così via..)
pistacchi (pistacchi ed altre decorazioni)
Una volta raffreddata spalmare la superficie della torta con la crema di nocciole e decorare a piacere (e qui nessuna variazione). Servirla con una cucchiaiata di crema alla nocciola


Abbiamo usato per servirla un piatto con disegni anni '70

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domenica 19 ottobre 2014

Macaroni and cheese!

Sottotitolo: non tutte le ricette escono col buco!
Sottotitolo alternativo: doveva essere una cacio e pepe!!! *__*
Sottotitolo per ottimisti: come ti trasformo un flop in una ricetta "my way"... ^__^

E' andata così...che decido di preparare una mia libera interpretazione della famosissima cacio e pepe romana, piatto che adoro...anzi ADOOOOORO!
Ideonaaaaa.....la faccio con i rigatoni giganti e col formaggio Le Gruyère...che è quello senza buchi...si si... perfetto...i buchi ce li hanno già i rigatoni, quindi non serve che li abbia il formaggio....e poi ha quel suo gusto deciso e pieno...pieno di sapore,  che solo a immaginarmelo col pepe...slurp! Si si... lo faccio così....e lo faccio anche figo e lego i rigatoni con dei nastri ricavati da un porro....cavolo bellissimo!!!!! No ma questa è davvero una genialata....sto giro ho avuto davvero una bella pensata.....
Si! Peccato che tra il dire e il fare ci sia di mezzo io!!!! (e qui se fossi un fumetto ci scriverei uno "Sgrunt" che rende bene ...)

E' successo quindi che fino al passaggio di cuocere la pasta e legarla con il nastro di porro è andato tutto bene.... ma non sono riuscita ad avere una crema di formaggio che avvolgesse poi la pasta e quindi il formaggio colato colato sui rigatoni ha fatto l'effetto che vedete in foto....quindi invece di chiamarla Cacio&pepe .... mi sembrava più una Macaroni And Cheese....con aggiunta di pepe!

Una precisazione va fatta.... che era buono da sognare!!!!! I ragazzi se la sono gustata veramente! Quindi visto il successo riscosso ho deciso di pubblicarla per il concorso dei Formaggi Svizzeri....perché come dicono loro "non tutti i formaggi escono coi buchi"...e nemmeno tutte le ricette, ma se fatte col formaggio giusto il gusto non ne perde affatto!!!!

 
Macaroni and Cheese - Paola
Ingredienti per 3 persone:
250 gr di rigatoni giganti (o maccheroni)
200 gr di formaggio Le Gruyère DOP
1 noce di burro
pepe
porro
 
Far bollire una pentola d'acqua salata e lessare i rigatoni.
Nel frattempo tagliare a dadini il formaggio Le Gruyère e scioglierlo in un pentolino antiaderente col burro e qualche cucchiaio di acqua di cottura. Fate attenzione: questa fase va fatta all'ultimo momento, appena prima di scolare la pasta!
Scolare i rigatoni, legarli con un nastro ricavato da una foglia di un porro e metterli in posizione verticale, quindi versare la crema di formaggio sui rigatoni e spolverare con pepe nero a seconda del vostro gusto, io di solito abbondo!


E anche quest'anno #noiCHEESEamo  e per il terzo anno consecutivo partecipiamo al concorso organizzato dalla premiata ditta Formaggi Svizzeri e Peperoni e patate!


Un abbraccio a tutti
Paola
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giovedì 16 ottobre 2014

Crostata di mele al rosmarino di Knam









Adoro le torte di mele e credo di avere una raccolta di ricette notevole, su questa ero dubbiosa, l'abbinamento del rosmarino alle mele in un dolce non mi convinceva e invece ha avuto ragione Knam. E' deliziosa. La ricetta è tratta dall'Arte del dolce di E. Knam



Crostata di mele al rosmarino
per 8 porzioni

Pasta frolla (per circa 600 g)
150 g di burro
150 g di zucchero semolato
1 uovo (oppure 2 piccoli)
vaniglia in polvere
6 g di lievito in polvere
300 g di farina 00
un pizzico di sale


3 mele Golden
un cucchiaio di calvados
rosmarino tritato + poco per la decorazione
50 g gelatina in polvere (ho usato della gelatina di albicocche)

Crema frangipane (per circa 400 g)

100 g farina di mandorle
100 g burro morbido
100 g zucchero
30 g farina 00
1 uovo


Per la frolla. Nella planetaria mettere burro e farina, lavorare fino ad ottenere un briciolame quindi unire gli altri ingredienti, formare una palla, avvolgerla in pellicola e porre in frigo per 4 ore

Per la crema frangipane. Montare il burro con lo zucchero, unire a filo l'uovo prima sbattuto, quindi le farine. Conservare in frigorifero

Foderare uno stampo da 24 cm ben imburrato con la pasta frolla stesa ad uno spessore di circa 3 cm. Versare sul fondo la crema frangipane, cospargere di rosmarino tritato e disporre le mele a raggiera le mele tagliate a fettine. Cuocere in forno a 180° per circa 35'.
Sciogliere sul fornello la gelatina di albicocche con il liquore, spennellare tutta la torta, fare rapprendere e decorare con un ciuffetto di rosmarino
Nadia




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sabato 11 ottobre 2014

Pollo in salsa allo zenzero e pere caramellate

Metti una sera a cena con due amiche!
Decidiamo di concederci una serata tra di noi per metterci in pari di tutte le nostre vicissitudini e cosa c'è di meglio di una cenetta casalinga per accompagnare una montagna di chiacchere e risate?
Appunto!
Cena casalinga, da me! Cosa cucino????? Perché diciamolo...se inviti le amiche per una serata speciale è anche bello cucinare qualcosa di insolito, che a volte va anche bene una pizza consegnata a domicilio e mangiata nel cartone...ma non sempre!
Alla fine mi sono inventata questo piatto unico...anzi piatto ricco come dice Nadia, che piatto unico fa tristezza!
E' piaciuto tantissimo ad entrambe, ero felicissima!
A me è piaciuto così tanto che la sera successiva l'ho rifatto per le belve che dopo un primo attimo di sgomento di fronte ai pezzettini di frutta mescolati alla carne, hanno assaggiato e poi spazzolato ben volentieri! Quindi ecco la ricetta....
 


Pollo in salsa allo zenzero e pere caramellate - Paola

Ingredienti
500 gr di petto di pollo
2 pere kaiser
250 gr di yogurt intero
50 gr di mascarpone
½ cm di zenzero fresco (oppure ½ cucchiano di quello in polvere)
½ cucciaino di curry
vino bianco
sale, pepe q.b.
3 cucchiai di olio evo
1 noce di burro
2 cucchiai di aceto bianco

Tagliare a striscioline il petto di pollo e metterlo a rosolare in una padella antiaderente con l’olio. Sfumare con il vino bianco. Quando il vino è evaporato, aggiungere lo yogurt, le spezie e mescolare bene. Regolare di sale e aggiungere una spruzzatina di pepe.
Cuocere a fiamma bassa per circa 20 minuti. Nel frattempo tagliare a dadini una pera. Aggiungerla al pollo e cuocere per altri 10 minuti.
Mentre il pollo termina la cottura, prepariamo le fettine di pera caramellate.
Prendiamo quindi la seconda pera, tagliamola a fettine di circa 3 mm e mettiamole a rosolare in una padella dove avremo fatto sciogliere il burro. Fiamma vivace. Quando le fettine si sono colorite, girarle dall’altro lato, sfumare con l’aceto bianco e dare una spolverata di sale e pepe. Abbassare il fuoco al minimo per mantenerle al caldo; tenere il coperchio sulla pentola.

 
Io ho accompagnato il piatto con riso basmati, quindi se decidete di fare come me, dovrete prepararlo per tempo. Io ho portato a ebollizione l’acqua e buttato il riso a cuocere dopo aver messo i dadini di pera dentro il pollo.
Ho cotto il riso nel doppio del suo peso di acqua (c’era scritto così sulla confezione) salata finchè non l’ha assorbita completamente.

Buonissima giornata
Paola

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martedì 7 ottobre 2014

Sfoglie ai gamberi

Quante volte ci siamo sentiti dire che "si chiude una porta e si apre un portone"....
Io ho sempre preso con scetticismo questo detto, forse perché porte in faccia ne ho prese tante...anche portoni...che tu li vedi e gli corri incontro perché si, ti dicono che si aprirà...salvo prendersi un'altra botta in faccia!
E quindi non ci credi più....si chiude una porta e stop.... si va avanti! E' sempre andata così, ma ora ad un tratto mi sono trovata ad avere io la mano su quella maniglia e dover chiudere una porta.
Completamente impreparata! Smarrita. Perché dietro la porta che sto per chiudere c'è più della metà della mia vita, c'è un lavoro iniziato che ero poco più che ragazzina e che mi ha vista crescere e che ho visto crescere! E ci sono i colleghi....che a volte sono più che colleghi, sono amici grandissimi che ti sono stati accanto in questo percorso...e ti hanno vista ridere, arrabbiarti, lottare...alcuni (pochi) anche piangere...
Con alcuni ho condiviso passeggiate in montagna, discese in canoa, weekend di windsurf, viaggi all'estero, concerti, aperitivi, feste di compleanno, tornei di volley, pranzi al parco...con altri solo qualche pausa caffè....ma tutti erano un pezzo della mia vita!
Ma ora questa porta la devo chiudere.... l'ho già chiusa.... ma sono ancora qui appoggiata allo stipite e so che devo camminare verso il portoncino di fronte, ma oggi voglio stare ancora qui a guardare dallo spioncino quel che era anche la mia vita e che ora sarà un meraviglioso ricordo che porterò con me!
Si va avanti. Sempre!

E ora come mi aggancio alla ricetta di oggi? ahhahahha

Ricettina che l'Adele ha visto in tv ma non so dove.
Piaciuta a tutti!!!

 
Sfoglie ai gamberi
Ingredienti:
24 gamberetti
1 rotolo di pasta sfoglia
40 gr di noci
1  uovo
1 rametto di rosmarino
 
 Pulire, lavare a asciugare i gamberetti.
Tagliare la pasta sfoglia a strisce di 1 cm di larghezza e avvolgere quindi intorno al gamberetto sovrapponendola man mano che la avvolgete.
Pennellate la sfoglia con uovo sbattuto con un pizzico di sale, quindi cospargete con le noci ridotte in granella fine e in ultimo col rosmarino fresco tritato.
Cuocere a 200 gradi per circa 15 minuti.
Lasciare intiepidire leggermente prima di gustare!

 
 
L'Adele dice che in tv hanno usato nocciole, ma noi non le avevamo e abbiamo usato noci. Il risultato era ottimo!
 
Un abbraccio a tutti
Paola
 
PS. Oggi è il compleanno del mio babbo....79 anni! Auguri Livio!
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mercoledì 1 ottobre 2014

Macaron al pistaccio e Nocciolata

Era un po' che non li facevo....e non avevo nemmeno in programma di farli, ma si sa, le cose improvvisate a volte sono le migliori! Così capita che una domenica pomeriggio mi trovo stranamente senza niente da fare, degli albumi in frigo da una settimana e la voglia di pasticciare di nuovo nelle mani!
Da li a decidere che da questa voglia sarebbero saltati fuori dei macaron è stato davvero un attimo!
L'idea di usare i pistacchi invece delle classiche mandorle o nocciole è stata forse un azzardo, ma visto poi il risultato mi son detta che dovrei azzardare più spesso....eh si, perché questi macaron non sono così eccessivamente dolci come i normali macaron alle mandorle, i pistacchi salati che ho usato da ridurre a farina fanno un bel contrasto col resto degli ingredienti, porovare per credere|


Per circa 25 macarons di 4 cm:
3 albumi di uova medie a temperatura ambiente (circa 100 gr), possibilmente invecchiati da 1 settimana
50 g di zucchero semolato extra fine (tipo Zefiro)
180 g di zucchero a velo vanigliato
150 g di pistacchi
2/3 gocce di limone

Ridurre i pistacchi a farina e setacciare con lo zucchero a velo.
In una boule montate a neve gli albumi, aggiungendo lo zucchero semolato in 3 volte e le gocce di limone, che serviranno a stabilizzarne la massa.
Quando gli albumi saranno belli sodi aggiungete in 2 volte il composto di pistacchi e zucchero a velo e con una spatola amalgamate il tutto, alternando movimenti decisi dal basso verso l'altro e dai bordi al fondo della boule, raschiando per bene con la spatola. Dovrete ottenere un  impasto liscio ma non liquido.
Riempite col composto una sac a poche con beccuccio liscio da 1 cm e su una teglia rivestita di carta forno formate tanti mucchietti di impasto rotondi, distanziandoli circa 3 cm l'uno dall'altro.
Lasciate asciugare le vostre conchiglie a temperatura ambiente almeno 2-3 ore prima di infornarle.
Saranno pronte per la cottura quando toccandole avranno formato una "crosticina" in superficie e il dito non si attaccherà.
Infornateli a 150° (forno preriscaldato - io 140 perche il mio forno scalda di più!) per circa 13 minuti (avendo cura di aprire il forno velocemente ad 8 e 10 minuti, per far uscire il vapore).
A cottura ultimata sfornateli poggiandoli con la carta forno (o tappetino) su un piano freddo e lasciateli riposare almeno una mezz'ora prima di staccarli (altrimenti rischiate di romperli).
 
I gusci si conservano in una scatola di latta anche per una settimana. Se invece li farcite vanno consumati entro il giorno successivo perchè poi perdono la loro fragranza.
Io li ho uniti con un generoso strato di Nocciolata .... abbinamento perfetto col gusto leggermente salato dato dai pistacchi!
 
 
 Buon inizio di settimana a tutti!!!!
Paola

 
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domenica 28 settembre 2014

RISO SENZA SEGRETI PER L’MTC DI SETTEMBRE

di Vittoria


Eccoci di nuovo qui con la consueta gara mensile organizzata dal mitico instancabile staff di MTChallege.it che riprende dopo le ferie.

Questo mese è Annalena di Acquaviva Scorre a proporci non una ricetta, bensì un ingrediente, il riso!
Nel suo bellissimo post di presentazione, che vi consiglio di leggere, ci spiega moltissime cose su questo ingrediente versatilissimo e usato praticamente in tutto il mondo.

Riso Balilla BIO




La sfida vera e propria però si limita a esaminare tre tecniche di cottura: per assorbimento, nel latte e pilaf. Ci propone tre ricette eccezionali che voglio provare assolutamente, ma il tema si presta a varianti infinite.

Proprio questa vastità mi ha fregato e pensa che ti pensa mi sono ridotta a fine gara a cucinare, fotografare e scrivere di fretta per pubblicare entro la mezzanotte. Manca solo un'ora e devo ancora impostare tutto. Aiutoooooo!!!!
Vabbè andiamo per ordine.
La prima cosa che mi è venuta in mente è stata che mio marito Antonio adora riso e latte, così semplicemente cotto e zuccherato come glielo faceva sua mamma da bambino.
E allora per prima cosa che riso e latte sia!
Mica posso limitarmi a cuocerlo e mangiarlo, per quanto sia squisito..............  ne ho mangiato un bel po’ quando l’ho preparato!
Ho fatto un po’ di ricerche trovando anche una ricetta che prevede riso prima cotto nel latte, poi messo in un canovaccio a strati con le mele, stretto a sacchetto, immerso in acqua bollente e fatto cuocere un’ora. Poi aperto e versato in un piatto per gustarlo. Non ho avuto tempo di provare, mi sembrava un azzardo e non ho capito se poi resta una palla di riso e mele o si disfa in una massa informe….. dovrò fare l’esperimento.
Mi sono poi soffermata sull’Artusi, dove ho trovato un’interessante soufflé di riso. Detto e fatto, mi sono procurata gli ingredienti molto semplici e per la tecnica di cottura nel latte ho realizzato il mio




SOUFFLE’ DI RISO DELL’ARTUSI – ricetta 706
(cottura nel latte)

100 g riso (io riso bianco Balilla bio)
80 g zucchero bianco
600 ml latte intero
200 ml panna da dolci (questa è una mia aggiunta)
200 ml acqua bollente (mia aggiunta a metà cottura circa)
3 uova tuorli e albumi separati
10 g burro
1 cucchiaio rum
½ stecca di vaniglia



Per la cottura del riso ho seguito i consigli di Acquaviva. Riporto qui le sue parole in corsivo:
La cottura al latte, utilizzata prevalentemente per piatti dolci, non è totalmente diversa dalla tecnica precedente (assorbimento), con la differenza che è meglio sostituire la sciacquatura del riso con lo sbianchimento.
Il riso va infatti scottato per un minuto in acqua bollente, poi scolato e sciacquato sotto acqua fredda, quindi messo in pentola coperto di latte bollente, eventualmente zuccherato e/o aromatizzato, nelle proporzioni indicative di circa 1 l di latte per 220 g di riso crudo.
Si copre il tutto e si cuoce sulla fiamma a fuoco moderato, oppure in forno a 160 °C, per circa 30 minuti, fino all'assorbimento del latte e alla formazione di una crema densa che avvolge il riso e lo lega.
Se si preferisce una massa più cremosa, con il riso praticamente sciolto, va raddoppiata la dose del latte, il riso cuoce scoperto per almeno 50 minuti e va mescolato quasi costantemente. 


Io ho usato più liquidi perché volevo un riso molto cotto come consiglia Artusi che testualmente dice “se non lo cuocete moltissimo, non farete niente di buono”



Sciacquate i 100 g di riso, sbollentateli in acqua per 1 minuto, sciacquate sotto l’acqua fredda e mettete a bollire in una pentola nella quale avrete già portato a bollore il latte e la panna con un pizzico di sale. Cuocete 45-50 minuti mescolando spessissimo soprattutto alla fine. Non deve assolutamente colorire e attaccare al fondo. A metà cottura aggiungete lo zucchero, la stecca di vaniglia e il burro. Dopo la mezz’ora di cottura ho dovuto aggiungere un bicchiere circa di acqua bollente perché mi sembrava che la massa fosse troppo asciutta e il riso non ancora abbastanza cremoso. Proseguendo la cottura e durante il raffreddamento se l’è assorbita tutta, quindi per questa cottura prolungata sono necessari ulteriori 200 g di liquidi in più. Però dipende molto dal riso, quindi regolatevi al momento.

Terminata la cottura dovete ottenere una massa cremosa densa, ma non dura, in cui si distinguono i chicchi, ma all’assaggio quasi non si sentono più. Gelatinizzazione completa.

Fate raffreddare completamente, mescolando ogni tanto perché non faccia la crosta.
Estraete la stecca di vaniglia, apritela, raschiate tutti i semini e uniteli alla crema di riso, poi aggiungete i tre tuorli, il rum e per ultimi delicatamente gli albumi montati a neve.

Versate in uno stampo da soufflé imburrato e cosparso di zucchero semolato (fate questa operazione prima e tenete in frigo fino all’ultimo) e cuocete in forno già caldo a 180 gradi per 40-50 minuti finchè la superficie è ben dorata.
Cospargete di zucchero semolato e servite immediatamente.





Questa ricetta partecipa all’MTChallenge di settembre per la tecnica di cottura nel latte



Ma potevo fermarmi quiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii?
No certo cosa credete!
Annalena è un’esperta di cucina giapponese, già a giugno 2011 ci aveva proposto una bellissima ricetta di fritto giapponese, il kakiage e ora l’ingrediente principe della cucina orientale, il riso!
Anche io ho un po’ la passione x la cucina giapponese e ho colto l’occasione per provare una ricetta diversa dal sushi. Da un bel libro che ho acquistato tempo fa, che propone ricette d cucina casalinga, semplice, ma molto curata e gustosa.



Ho scelto il Riso con Orata che prevedeva la cottura del riso per assorbimento, ho fatto visita a un negozio di prodotti esotici dove ho trovato tutti gli ingredienti speciali e mi sono messa all’opera per la seconda ricetta e la seconda tecnica, la cottura per assorbimento di un liquido, in questo caso il brodo dashi.

RISO CON ORATA
(cottura per assorbimento)

2 filetti di orata con la pelle (1 orata di circa 500 g sfilettata e spinata)
Sale
200 g di riso giapponese crudo (io riso bianco Balilla bio)
1 cucchiaio di salsa di soia chiara (io ho usato il tamari, che avevo in casa)
1 cucchiaio di mirin (potete usare un vermouth dry)
1 cucchiaio di sakè
400 ml di brodo dashi

Brodo dashi
500 ml acqua
2 pezzo di alga kombu da 10 cm
50 g di katsuobushi (fiocchi di bonito essicati)
Portare a bollore l’acqua con l’alga prima sciacquata. Appena inizia a bollire levare l’alga e aggiungere i fiocchi di bonito. Appena riprende il bollore spegnere il fuoco e fare riposare finchè i fiocchi si depositano. Filtrare, raffreddare e usare o conservare in frigo.



Per la cottura del riso ho seguito i consigli di Acquaviva. Riporto le sue parole in corsivo:

“Cottura per assorbimento”. Versare il riso in una ciotola capace, coprire con circa il doppio di acqua fredda e “sprimacciarlo” tra le dita e roteandolo nell'acqua e massaggiandolo per circa un minuto, fino a che l’acqua risulta praticamente bianca. Versare in un colino, sciacquare sotto un getto gentile di acqua corrente, rimettere il riso nella ciotola lavata e ripetere lo stesso procedimento per altre tre o quattro volte, fino a che l’acqua è chiara.

Versare di nuovo il riso sciacquato nella ciotola lavata, riempire con abbondante acqua, che dovrebbe a questo punto rimanere limpida, e lasciar riposare il riso a mollo dai 20 ai 40 minuti: il riso tondo, tipo quello giapponese autentico o tipo l’Originario o il Balilla (con cui si può sostituire per piatti giapponesi; diffidare del “riso per sushi” dei negozietti cinesi, meglio un riso italiano di buona qualità) richiede una mezz’ora di ammollo d’estate o se è stato conservato e in ambienti umidi, anche un’oretta in inverno, se viene da una dispensa molto arieggiata e secca, se è stagionato a lungo e se è di qualità eccelsa.

Scolare e sciacquare di nuovo bene il riso, versarlo in una pentola di acciaio dal fondo spesso (oppure in un tegame di terracotta smaltata giapponese) proporzionata alla quantità di riso. Unire eventuali aromi od ingredienti, tipo sale, spezie, erbe, alghe, verdure, bocconcini di carne o di pesce, e coprire con liquido a temperatura ambiente in pari volume o poco più (1 tazza di riso per 1 tazza di liquido più 1 cucchiaio) che superi il riso di circa 2 cm.

Se siete in alta montagna meglio aggiungere un filo di acqua, così come se per un motivo qualsiasi si è dovuto abbreviare l’ammollo. Mettere la pentola sul fuoco e portare a leggero bollore.

Quando l’acqua bolle coprire la pentola con un coperchio pesante, meglio se avvolto in un panno in modo che il tegame sia quasi sigillato ed il telo assorba le gocce di vapore ed eviti che ricadano sul riso dal coperchio), abbassare la fiamma e lasciar cuocere senza mai aprire per 10 minuti. Se si usa riso integrale va cotto 25/30 minuti.

Spegnere e, sempre senza aprire, lasciar riposare per altri 10 minuti. Quando si scoperchia il riso deve risultare morbido e lucido: nel caso di riso giapponese e affini forma grandi fiocchi e va raccolto delicatamente con le bacchette o da sotto con uno shamoji (spatola di legno) bagnato perché non diventi colloso, nel caso di riso indiano e simili si sgrana con una forchetta.




Per prima cosa quindi sciacquare il riso più volte come indicato qui sopra e metterlo in ammollo per 30-40 min.
Nel frattempo preparare i filetti di orata. Cospargerli di sale da entrambi i lati e grigliarli prima dalla parte della pelle finchè sarà ben dorata, poi voltarli delicatamente e cuocerli appena.
Mescolare il brodo con sakè, mirin e soia. Misurarne circa lo stesso volume del riso, il liquido deve superare il riso di poco. Nella ricetta indicano 400 ml.
Mettere il riso in una casseruola larga e a fondo spesso, disporre sopra i filetti di orata con la pelle in su, versare delicatamente il brodo senza versarlo sul pesce.
Portare a bollore a fuoco vivo, poi chiudere quasi ermeticamente con un coperchio avvolto con un canovaccio e abbassare la fiamma al minimo. Cuocere per 10 minuti, poi senza aprire, fare riposare altri 10 min.
Togliere il coperchio, sgranare un po’ il riso che deve risultare morbido, ma lucido e non impastato e servire immediatamente.



Questa ricetta partecipa all’MTChallenge di settembre per la tecnica di cottura per assorbimento



Devo nuovamente ringraziare 
Annalena di Acquaviva Scorre 
Alessandra e a tutta la Redazione dell’ MTChallege 
perché hanno scelto un argomento a me molto caro, di cui pensavo di sapere molto e invece ovviamente ho scoperto molte cose nuove e molto ho ancora da imparare.  
Grazie come al solito avete creato un momento di arricchimento e scoperta.
 
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